Aldo Durante
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Il Mercato

Dopo la caduta dell’Impero romano, Montebelluna riemerge dalle nebbie come mercato. La funzione di incontro fra pianura e montagna, che aveva avuto già in epoca paleoveneta, si accentua nel Medio Evo.

         Sec. X      Il mercato si tiene nella cerchia del Castello una volta al mese nel giorno di Domenica.

            1157     L’imperatore Federico Barbarossa privilegia il mercato già fiorente e ne concede il dacio a Ulderico vescovo di Treviso.

           1170        Il vescovo di Treviso cede ogni diritto in livello alla Comunità di Montebelluna.

           1317         Il mercato comincia ad essere tenuto ogni Mercoledì. Il Maggior Consiglio trevigiano delibera che si possono portare senza dazio prodotti d’ogni sorta per cinque miglia intorno al Castello.
    Finalmente i Trevigiani stessi levano ogni restrizione dichiarando immuni  da tasse le merci di qualunque provenienza. Non sono dello stesso parere i dazieri i quali per secoli continuano ad imporre illecite gabelle ai mercanti costringendo i Montebellunesi a ricorrere sia ai capitani del comune di Treviso che alla repubblica di Venezia
Picture
Mercato Vecchio: Villa Van Axel
            1593        Una ducale (incisa nel marmo e posta sul piedistallo della colonna alla Madonna) conferma il mercato di Montebelluna franco e libero da ogni gravezza.
Picture
Mercato Vecchio: Colonna delle Ducali
 14 giugno 1789
Il conte Antonio Pola ottiene di aprire due volte al mese un nuovo mercato a Barcon “per la migliore coltura dei terreni con la grassa degli animali”.
Con altre successive petizioni alla Repubblica Veneta ormai morente, il Conte chiede di esercitare il mercato ogni settimana e di spostarlo dal Venerdì al Giovedì.

1798
La Comunità di Montebelluna (che dal mercato beneficia una rendita di circa 5.000 lire annue) e il N.H. Van Axel “possessor di case e botteghe inservienti al mercato” protestano vivamente (Fonte: Allegazione del N.H. Giust’Adolfo Vanaxel Castelli e Comunità di Montebelluna contro il Nobil Signor Conte Antonio Pola) Le proteste vengono accolte.

1805
Arrivano i Francesi che portano a Montebelluna lo spirito laico della Rivoluzione. Nasce il comune moderno, con il Podestà a capo dell’amministrazione, affiancato da alcuni Savi Comunali e dal Consiglio Comunale (eletto dai possidenti).

gennaio 1807
I Francesi tolgono alla Fabbricheria della Parrocchia la riscossione del plateatico relativo ai fondi e agli spazi del Mercato e lo attribuiscono al Comune, che finanzia con un contributo parte delle spese per il culto. La Parrocchia protesta inutilmente.

1816
Gli austriaci restituiscono alla Parrocchia il privilegio di riscuotere il plateatico.

1868
L’ingente quantità di merci ed il crescente afflusso di compratori e di venditori rendono lo spazio dell’antico mercato sempre più angusto.

Movimento Merci al Mercato 1868

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Prodotto

Q

Totale Consumo

Prodotto locale

Importazioni

Esportazioni

Cotoni

q

70

70

Olii

q

300

300

Sementi orti foraggi

q

60

40

20

Uve secche e frutti

q

100

100

Aceto

q

160

160

Acciajo

q

20

20

Acquavite e spiriiti

q

150

70

100

20

Amido

q

4

4

Avena

q

70

20

50

Buurro

q

200

10

10.000

9.810

Birra

q

60

60

Canape

q

1.800

4.000

2.200

Carbone

q

680

680

Carta

q

160

160

Cera

q

60

60

Colla

q

30

30

Colori

q

30

30

Cordami

q

120

120

Fagiuoli

q

500

100

400

Ferro vecchio

q

40

40

Ferro manifatture

q

1.200

1.200

Frumento

q

12.000

16.000

60.000

64.000

Formaggi

q

250

50

600

400

Gomme

q

1

1

Granoturco

q

18.000

24.000

120.000

126.000

Inchiostro

q

1

1

Orzo e miglio

q

40

40

Patate

q

200

200

Riso

q

460

1.200

740

Segala

q

10

10

Stoppia

q

40

40

Steariche

q

8

40

32

Sego

q

500

500

Tabacco

q

15

50

35

Vini da botte

q

3.500

2.000

1.500

Verdure

q

100

20

80

Vetriolo

q

10

10

Vetri

q

20

20

Uova

n

400.000

600.000

200.000

Zolfo

q

200

200

Zenzaro

q

400

1.000

600

Calce

q

140

140

Gesso

q

10

10

Piombo

q

4

4

Rame

q

200

200

Zinco

q

5

5

Pietre da taglio

q

100

100

Pietra molare

q

50

50

Bozzoli

q

350

150

200

Cioccolata

q

2

2

Caffè

q

200

600

400

Cappelli

n

2.000

2.000

Chincaglie

q

20

80

60

Coloniali

q

5

5

Confetture

q

10

10

Cuojo e peli

q

800

1.200

400

La na gregia

q

100

10

90

Libri

q

2

2

Liquori

q

16

16

Merci in genere

q

600

4.000

3.400

Mobili e utensili

q

80

80

Paste

q

50

10

40

Peli crude

q

400

400

Pesi

q

30

30

Salsiccia

q

50

50

Sapone

q

180

400

220

Salumi

q

80

3.000

2920

Stracci

q

30

60

90

Scoppe e stuoje

q

60

60

Sorgorosso

q

10

10

Stoviglie

q

20

20

Selvagiume

q

10

5

5

Tegole e mattoni

n

20.000

20.000

Zolfanelli

q

2

6

4

Botti vuote

q

10

10

Caldaje

q

100

100

Fieno

q

8.000

5.000

20.000

1.700

Legname e tavole

q

100

100

Legname travature

q

500

500

Legna

q

100.000

500.000

400.000

Catrami

q

2

2

Frutta

q

2.000

6.000

30.000

34.000

Pece

q

1

1

Polveri piriche

q

3

3

Sale

q

400

2.000

1.600

Agnelli e pecore

n

300

50

500

250

Buoi e vacche

n

500

100

10.000

9.600

Muli

n

10

100

90

Porci

n

2.000

1.000

4.000

3.000

Vitelli

n

200

20

180

Limoni

q

60

10

50

Cavalli

n

50

2.000

1.950

Medicinali

q

2

2

PictureMontebelluna (1900 ca.): Mercato delle stoviglie e calzature
I prodotti più commercializzati sono: il burro (10.000 q.), il frumento (60.000 q.), il granoturco (120.000 q.), i salumi (3.000 q.), il fieno (20.000 q.), la frutta (30.000 q.), buoi e vacche (10.000 capi), porci (4.000 capi), legna (500.000 q.).
Due dati curiosi, ma significativi sulla mentalità del periodo:  vengono venduti 1 quintale di libri, (cosa che rivela come la cultura non godesse di grande prestigio) e 2 quintali di medicinali che invece indicano  la scarsa medicalizzazione della gente, che si curava con le erbe e con le terapie tradizionali d’origine popolare.
I 1200 quintali di cuoio e pelli, di cui 800 venivano utilizzati per il consumo interno, ribadiscono l’importanza dell’attività degli “scarperi”.

11 settembre 1872       
Trasferimento del Mercato. La decisione, fortemente caldeggiata dal sindaco Domenico Zuccareda, è osteggiata dai proprietari di osterie e stalle e dalla Parrocchia di Montebelluna, che col plateatico perde la sua fonte principale di entrate.
Nasce la nuova Montebelluna, ma l’obiettivo di creare un centro, con il palazzo comunale, la basilica, il teatro, non riesce a decollare che in parte: il “cuore” della città, fatto di piazze, continua a  battere solo il mercoledì, giorno di mercato.


Picture
Montebelluna (1900 ca): Mercato dei Bovini
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